Montvalezan

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Montvalezan est une commune française située dans le département de la Savoie, en région Auvergne-Rhône-Alpes.

La commune est située dans la montée du col du Petit-Saint-Bernard, à 5 km à l’est de Bourg-Saint-Maurice. Le village se trouve à 1155 m d’altitude, situé sur la rive droite de l’Isère. Il est également traversé par la route départementale D84.

Le climat est de type montagnard, en raison de la présence du massif alpin. Le tableau ci-dessous résume les relevés de la station météorologique de Bourg-Saint-Maurice, située à quelques kilomètres de Montvalezan.

En francoprovençal, le nom de la commune s’écrit Molèzan, selon la graphie de Conflans.

La commune fait partie de la maison de l’intercommunalité de Haute-Tarentaise dont le siège se trouve dans la ville voisine de Séez.

Élections présidentielles, résultats des deuxièmes tours :

Élections législatives, résultats des deuxièmes tours :

Élections européennes, résultats des deux meilleurs scores :

Élections régionales, résultats des deux meilleurs scores :

Élections cantonales, résultats des deuxièmes tours :

Élections municipales, résultats des deuxièmes tours :

Élections référendaires :

Le conseil municipal de Montvalezan est composé d’un maire et de 14 conseillers municipaux amber glass bottles.

Voici ci-dessous le partage des sièges au sein du conseil municipal de Montvalezan :

Liste de l’ensemble des maires qui se sont succédé à la mairie de Montvalezan :

L’évolution du nombre d’habitants est connue à travers les recensements de la population effectués dans la commune depuis 1793 running gear phone holder. À partir du début des années 2000, les populations légales des communes sont publiées annuellement. Le recensement repose désormais sur une collecte d’information annuelle, concernant successivement tous les territoires communaux au cours d’une période de cinq ans. Pour les communes de moins de 10 000 habitants, une enquête de recensement portant sur toute la population est réalisée tous les cinq ans, les populations légales des années intermédiaires étant quant à elles estimées par interpolation ou extrapolation. Pour la commune, le premier recensement exhaustif entrant dans le cadre du nouveau dispositif a été réalisé en 2005.

En 2014, la commune comptait 684&nbsp t shirt football designs;habitants, en augmentation de 1,18 % par rapport à 2009 (Savoie : 3,73 % , France hors Mayotte : 2,49 %)

Station de ski de La Rosière.

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Birra

La birra è una bevanda alcolica ottenuta dalla fermentazione di mosto a base di malto d’orzo, aromatizzata con luppolo.

La birra è una delle più diffuse e più antiche bevande alcoliche del mondo. Viene prodotta attraverso la fermentazione alcolica con ceppi di Saccharomyces cerevisiae o Saccharomyces carlsbergensis di zuccheri derivanti da fonti amidacee, la più usata delle quali è il malto d’orzo, ovvero l’orzo germinato ed essiccato, chiamato spesso semplicemente malto.

Vengono poi usati frumento, il mais, il riso – questi ultimi due specialmente come aggiunte in birre di produzione industriali – e, in misura minore, l’avena, il farro, la segale. Altre piante meno utilizzate sono invece la radice di manioca, il miglio e il sorgo in Africa, la patata in Brasile e l’agave in Messico.

Per produrre la birra, il malto viene immerso in acqua calda dove, grazie all’azione di alcuni enzimi presenti nella radichetta che si forma durante la germinazione, gli amidi presenti vengono convertiti in zuccheri fermentescibili. Questo mosto zuccheroso può essere aromatizzato con erbe aromatiche, frutta o più comunemente con il luppolo. Successivamente viene impiegato un lievito che dà inizio alla fermentazione e porta alla formazione di alcool, unitamente ad anidride carbonica, che viene per la maggior parte espulsa, ed altri prodotti di scarto derivanti dalla respirazione anaerobica dei lieviti.

In questo processo si utilizzano ingredienti, tradizioni e metodi produttivi diversi. Il tipo di lievito e il metodo di produzione possono essere usati per classificare le birre in ale, lager o birre a fermentazione spontanea.

La parola italiana birra deriva dal tedesco Bier, un prestito del XVI secolo. Il termine ha rimpiazzato l’antico cervogia, che indicava le birre fatte senza luppolo. Dalla stessa parola tedesca deriva il francese bière. Sono imparentati con Bier l’inglese beer e il neerlandese bier. L’origine della stessa parola germanica (dall’antico alto tedesco bior) è incerta: si pensa che sia un prestito del VI secolo dal latino volgare biber „bibita, bevanda“, dal verbo latino bibere, oppure derivi direttamente dal protogermanico *beuwoz-, da *beuwo- „orzo“.

In inglese si usa, oltre a beer, un altro termine per indicare la birra: ale. Antiche fonti inglesi fanno distinzione tra le due parole, ma non definiscono cosa si intenda per „birra“ durante quel periodo, nonostante sia possibile che si riferisca all’idromele (mead). La forma dell’antico inglese beor è scomparsa subito dopo la conquista normanna dell’Inghilterra (in risposta all’introduzione del luppolo che non sarà ampiamente utilizzato per altri duecento anni), e il termine è rientrato a far parte della lingua inglese solamente secoli dopo, riferendosi esclusivamente alle bevande di malto con luppolo. Fino a quel momento il termine ale si riferì specificamente a birre senza luppolo, nonostante questa non sia più la definizione attuale della parola (indica infatti le birre ad alta fermentazione). Si ritiene che ale derivi direttamente dalla radice indoeuropea *alu-, e sia arrivata alla forma attuale attraverso il termine germanico *aluþ-. La stessa radice è all’origine dello svedese öl e del danese e norvegese øl; da queste è stata prestata alle lingue baltiche (lettone e lituano alus e a quelle baltofinniche (finlandese olut ed estone õlu).

Nelle lingue spagnola e portoghese, e nei loro dialetti, la bevanda viene chiamata cerveza, cerveja o con un termine analogo a questa forma, che deriva dal latino cervēsia o cer(e)vīsia così come il francese cervoise „birra senza luppolo“, da cui cervogia. La forma latina è un probabile relitto mediterraneo preindoeuropeo come cerea o caelia, bevanda fermentata usata nella Spagna romana. La radice protoindoeuropea *ḱerh₃- (saziare, nutrire) è la stessa delle parole cereale, del verbo latino crescere e di Cerere, divinità romana della fertilità e patrona, fra le altre cose, dei raccolti. Un’altra interpretazione è che il termine provenga da una voce gallica.

Il termine proto-slavo *pivo, letteralmente „bevanda“, è la parola per definire la birra nella gran parte delle lingue slave, con piccole variazioni fonetiche presenti tra lingua e lingua. In greco antico – la bevanda non era tradizionale in Grecia – la parola per la birra egiziana era ζῦθος zŷthos (forse da ζύμη zýmē, „lievito“), per quella frigia o trace βρῦτον brŷton; oggi si usa un prestito dall’italiano: μπίρα bíra.

« For a quart of ale is a dish for a king. »

« ché un boccale di birra è un pasto da re. »

La birra è una delle bevande più antiche prodotte dall’uomo, probabilmente databile al settimo millennio a.C., registrata nella storia scritta dell’antico Egitto e della Mesopotamia. La prima testimonianza chimica nota è datata intorno al 3500-3100 a.C.. Poiché quasi qualsiasi sostanza contenente carboidrati, come ad esempio zucchero e amido, può andare naturalmente incontro a fermentazione, è probabile che bevande simili alla birra siano state inventate l’una indipendentemente dall’altra da diverse culture in ogni parte del mondo. È stato sostenuto che l’invenzione del pane e della birra sia stata responsabile della capacità dell’uomo di sviluppare tecnologie e di diventare sedentario, formando delle civiltà stabili.. È verosimile che la diffusione della birra sia infatti coeva a quella del pane; poiché le materie prime erano le stesse per entrambi i prodotti, era solo „questione di proporzioni“: se si metteva più farina che acqua e si lasciava fermentare si otteneva il pane; se invece si invertivano le quantità mettendo più acqua che farina, dopo la fermentazione si otteneva la birra.

Si hanno testimonianze di produzione della birra già presso i Sumeri. Proprio in Mesopotamia sembra sia nata la professione del birraio e testimonianze riportano che parte della retribuzione dei lavoratori veniva corrisposta in birra. Due erano i principali tipi prodotti nelle case della birra: una birra d’orzo chiamata sikaru (pane liquido) e un’altra di farro detta kurunnu. La più antica legge che regolamenta la produzione e la vendita di birra è, senza alcun dubbio, il Codice di Hammurabi (1728-1686 a.C.) che condannava a morte chi non rispettava i criteri di fabbricazione indicati (ad es. annacquava la birra) e chi apriva un locale di vendita senza autorizzazione. Nella cultura mesopotamica la birra aveva anche un significato religioso: veniva bevuta durante i funerali per celebrare il defunto ed offerta alle divinità per propiziarsele.

La birra aveva analoga importanza nell’Antico Egitto, dove la popolazione la beveva fin dall’infanzia, considerandola anche un alimento ed una medicina. Addirittura una birra a bassa gradazione o diluita con acqua e miele veniva somministrata ai neonati quando le madri non avevano latte. Anche per gli Egizi la birra aveva un carattere mistico, tuttavia c’era una grossa differenza rispetto ai Babilonesi: la produzione della birra non era più artigianale, ma era divenuta una vera e propria industria, con i faraoni che possedevano persino delle fabbriche.

Si parla di birra anche nella Bibbia e negli altri libri sacri del popolo ebraico come il Talmud; nel Deuteronomio si racconta che durante la festa degli Azzimi si mangiava per sette giorni il pane senza lievito e si beveva birra. Lo stesso avviene durante la festività del Purim.

La Grecia, più orientata sul vino, non produceva birra, ma ne consumava parecchia, soprattutto per le feste in onore di Demetra e durante i giochi olimpici durante i quali era vietato il consumo del vino. La bevanda arrivava in Grecia tramite i commercianti fenici.

Anche gli Etruschi e i Romani preferivano di gran lunga il vino, tuttavia ci furono personaggi famosi che divennero sostenitori della birra, come ad esempio Agricola, governatore della Britannia, che una volta tornato a Roma nell’83 d.C. portò con sé tre mastri birrai da Glevum (l’odierna Gloucester) e fece aprire il primo pub nella penisola italiana.[senza fonte]

I veri artefici della diffusione della bevanda in Europa furono comunque le tribù Germaniche e Celtiche. Questi ultimi in particolare si stanziarono in Gallia, in Britannia e soprattutto in Irlanda, dove addirittura esiste una leggenda secondo la quale gli irlandesi discendono da un popolo di semidei chiamati Fomoriani che avevano la potenza e l’immortalità grazie al segreto della fabbricazione della birra, che fu loro sottratto dall’eroe di Mag Meld.

Molti non riconoscerebbero come „birra“ ciò che bevevano i primi abitanti dell’Europa in quanto le prime birre contenevano ancora al loro interno i prodotti dai quali proveniva l’amido (frutta, miele, piante, spezie). Il luppolo come ingrediente della birra fu menzionato per la prima volta solo nell’822 da un abate carolingio e di nuovo nel 1067 dalla badessa Ildegarda di Bingen. Fu proprio merito dei monasteri durante il Medioevo il salto di qualità nella produzione della bevanda. Persino le suore avevano tra i loro compiti quello di produrre la birra, che in parte era destinata ai malati e ai pellegrini. Anche in Gran Bretagna la birra prodotta dalle massaie veniva messa a disposizione delle feste parrocchiali ed utilizzata per scopi umanitari. In Inghilterra in particolare, la birra divenne bevanda nazionale in quanto l’acqua usata per la sua produzione veniva bollita e quindi sterilizzata.

La birra prodotta prima della rivoluzione industriale era principalmente fatta e venduta su scala domestica, nonostante già dal settimo secolo d.C. venisse prodotta e messa in vendita da monasteri europei. Durante la rivoluzione industriale, la produzione di birra passò da una dimensione artigianale ad una prettamente industriale e la manifattura domestica cessò di essere significativa a livello commerciale dalla fine del XIX secolo. Lo sviluppo di densimetri e termometri cambiò la fabbricazione della birra, permettendo al birraio più controlli sul processo e maggiori nozioni sul risultato finale. Inoltre, sempre nello stesso periodo, furono eseguiti studi specifici sul lievito, che permisero di produrre la birra a bassa fermentazione, di gran lunga la più diffusa nel mondo.

Stando a dati raccolti nel 2005, l’industria birraria è diventata un business di proporzioni globali, dominata da pochi soggetti internazionali (InBev, Anheuser-Busch, SABMiller, Heineken, Carlsberg solo per citarne alcuni), accanto ai quali convivono molte migliaia di produttori minori che spaziano dai brewpub ai birrifici regionali.

Per avere un’idea dell’ordine di grandezza del giro d’affari, basti pensare che nel 2008 sono stati consumati oltre 180 miliardi di litri di birra che fruttano entrate totali per un ammontare di circa 400 miliardi di dollari (dati 2007).

Nel marzo 2008 la SABMiller divenne il più grande produttore di birra del mondo, acquistando l’olandese Royal Grolsch. La belga InBev era quindi al secondo posto di questa particolare „classifica“ e la statunitense Anheuser-Busch era in terza posizione. Tuttavia, il 18 novembre 2008 dalla fusione di queste ultime due società nacque la Anheuser-Busch InBev, che divenne così il leader mondiale del settore.

Il primato dei consumi spetta ancora all’Europa con 72 litri/anno pro capite, anche se nel 2008 si è verificato un calo della produzione e dei consumi. Negli ultimi anni l’industria birraria si sta espandendo notevolmente in nuovi mercati emergenti come l’America Latina o in misura ancora maggiore l’Asia. La crescita è notevole soprattutto in Cina, che è diventato il più grande mercato nazionale della birra con oltre 410 milioni di ettolitri prodotti. Un caso particolare è quello dell’Oceania che, sebbene abbia consumi pro-capite al livello di quelli europei, conta poco in termini di volumi totali a causa della scarsa popolazione.

Accanto a questo business mondiale è molto attiva anche la produzione casalinga che rispecchia nel piccolo la produzione industriale. La produzione casalinga di birra è legale in Italia solamente dal 1995, anno in cui viene approvato il decreto legislativo 26 ottobre 1995, n. 504.

In genere le attrezzature necessarie per una birrificazione casalinga sono raccolte in kit e distribuite da ditte specializzate. Sempre più diffusa è però la tendenza a procurarsi e costruirsi da soli gli strumenti necessari.

Per la produzione casalinga è possibile adottare tre diverse tecniche, che differiscono tra di loro per la difficoltà e per la qualità del prodotto finale:

La produzione di birra da estratto salta alcune fasi importanti del processo, tra cui l’ammostatura (mashing) e il lavaggio delle trebbie (sparging). Per questa ragione non è da considerarsi propriamente „birrificazione“.

Negli ultimi anni sta prendendo piede presso gli appassionati una variante della tecnica All Grain, la BIAB (acronimo di „Brewing in a bag“). I grani macinati sono introdotti nella pentola di „mashing“ all’interno di una sacca filtro, che può essere comodamente rimossa prima della bollitura. Saltando la fase di „sparging“, la tecnica BIAB permette di ridurre notevolmente costi e tempi di produzione.

La produzione di birra è possibile con qualunque tipo di cereale. Questo però deve venire preparato affinché i suoi zuccheri diventino fermentescibili. In alcuni casi è sufficiente una semplice cottura (come nel caso del mais) mentre in altri casi è necessario „maltare“ il cereale.

Gli zuccheri contenuti nei chicchi d’orzo non sono immediatamente accessibili. È quindi necessario attivare precedentemente un enzima presente nel chicco stesso. Questo enzima parteciperà alla riduzione delle lunghe catene di zuccheri. L’attivazione dell’enzima consiste semplicemente nel far germinare i chicchi. Quando si pensa che l’attivazione enzimatica della germinazione sia arrivata allo stato ottimale, si interrompe il processo, riducendo l’umidità nei chicchi fino al suo valore minimo, mediante l’essiccazione. Questo prodotto viene chiamato „malto verde“. A questo punto bisogna cuocerlo per ottenere il „malto secco“. A basse temperature si ottiene il minimo effetto di tostatura e si parla di „malti chiari“. In proporzione a quanto si aumenta la temperatura del forno e/o il tempo di permanenza in esso, il malto risultante diventa più scuro. Si può arrivare fino al punto di bruciarlo producendo così i „malti neri“ o „malti torrefatti“. Il grado di tostatura del malto determina il colore della birra.

Il termine „miscela“ (il cui nome tecnico è „grist“) si riferisce ai cereali e ai tipi di malto che si utilizzeranno per preparare il mosto. Questi infatti possono essere composti da un solo tipo di orzo maltato, oppure da una „miscela“ di diversi tipi, oppure ancora da malti ed altri cereali maltati e non. Le proporzioni e i componenti di questa miscela sono fondamentali per la scelta e la determinazione dello stile di birra che si vuole produrre.

I diversi cereali che si utilizzano per produrre birra presentano ognuno una serie di varietà botaniche che moltiplicano le possibilità di scelta del birraio. Si possono trovare sul mercato fino a 60 tipi diversi di grano, numero che aumenta considerevolmente se teniamo conto anche dei malti caserecci. Di base, i cereali si possono distinguere in quattro categorie:

L’additivo principale usato per compensare la dolcezza del malto, è il luppolo, introdotto nella produzione alla fine del primo millennio e diffusosi a partire dal XVI secolo. Di questa pianta si utilizzano i fiori femminili non fecondati. Alla base della sua brattea c’è una ghiandola che contiene la luppolina, che è la sostanza che conferirà il sapore amaro alla birra custom football team uniforms. In particolare i responsabili di questa amarezza sono gli acidi amari (in particolare gli alfa acidi, e in misura minore i beta acidi) mentre gli oli essenziali – costituiti da composti volatili e delicati a base di esteri e di resine – contribuiscono all’aroma. Esistono numerose varietà botaniche di luppolo e sono oggetto di studio intenso. Il luppolo è la causa della stimolazione dell’appetito che produce la birra. Vengono classificati in diverse categorie:

Il luppolo è molto delicato e viene normalmente essiccato subito dopo il raccolto (che avviene dalla fine di agosto ad ottobre a seconda delle varietà e del microclima della zona di coltivazione). L’impiego di luppolo non essiccato è di recente introduzione e solo per alcune birre stagionali: in tal caso deve essere impiegato nella preparazione della birra entro poche ore dal raccolto. Il luppolo sul mercato si trova in diverse forme: coni essiccati pressati, in plugs (coni pressati in grosse pastiglie) oppure macinato e estruso in piccoli pellet; diffuso, specie nella produzione industriale, l’uso di estratti di luppolo.

In definitiva, la varietà e la freschezza del luppolo influenzano sensibilmente le caratteristiche finali della birra.

Oltre al luppolo, nella storia si sono usati numerosissimi additivi botanici per la birra, tra i quali si possono citare:

La birra è composta dall’85% al 92% di acqua.

Oltre alle caratteristiche minerali e batteriologiche di potabilità che obbligatoriamente deve avere, ogni birra richiederà una qualità differente di acqua: talune necessitano di acque poco mineralizzate, altre acque più dure con molto calcare. Nella moderna produzione quasi nessuna birra viene prodotta con l’acqua così come fluisce, ma viene prima trattata nel birrificio in modo da avere sempre le stesse caratteristiche e non alterare la ricetta. In particolare, viene a volte filtrata o demineralizzata al fine di ridurre la durezza. Solitamente, viene anche sottoposta a procedimento di declorazione preliminare sia per ragioni produttive che organolettiche.

Tra i minerali dell’acqua che interessano maggiormente i birrai ci sono il calcio, i solfati e i cloruri. Il calcio aumenta la separazione del malto e del luppolo nella macerazione e nella cottura, e scurisce la birra dandole opacità e torbidezza. Il rame, il manganese e lo zinco, inibiscono la flocculazione dei lieviti. I solfati rinforzano l’amarezza e la secchezza del luppolo. I cloruri danno una tessitura più piena e rinforzano la dolcezza.

Nella moderna produzione si ha un consumo di circa tre ettolitri d’acqua per ogni ettolitro di birra prodotta.

La maggior parte degli stili di birra si produce utilizzando una delle due specie di microrganismi unicellulari del tipo Saccharomyces, comunemente chiamati lieviti. Si tratta di funghi che consumano zuccheri e producono alcol e anidride carbonica. Esistono fondamentalmente due famiglie di lieviti che definiscono i due più grandi gruppi di birre:

Nella produzione della birra, specialmente in quella chiamata a fermentazione spontanea, possono intervenire anche altri lieviti. In queste birre il produttore non ne seleziona nessuno in particolare, ma permette a tutti i lieviti in sospensione nell’aria di introdursi nel mosto. In questo modo intervengono, oltre al Saccharomyces, più di 50 fermentatori differenti tra i quali il Lactobacillus, che è un batterio che produce l’acido lattico, ed il Brettanomyces, che produce l’acido acetico. Queste birre, che vengono chiamate Lambic, sono dunque acide per definizione, e la loro produzione richiede procedimenti speciali destinati a ribassarne il grado di acidità.

Il processo produttivo della birra viene chiamato „birrificazione“ o „brassaggio“ e richiede numerose fasi di lavorazione.

La prima di queste fasi è la „maltificazione“ (detta anche „maltazione“): l’orzo o gli altri cereali, dopo essere stati selezionati e ripuliti, vengono immessi nelle vasche di macerazione dove ricevono l’acqua e l’ossigeno necessario per la germinazione.

Questo processo dura in genere tre o quattro giorni durante i quali l’acqua è mantenuta a temperature comprese fra i 12 e i 15 gradi e viene continuamente cambiata. Una volta che è stato raggiunto il grado di umidità sufficiente, l’orzo viene messo a germinare per circa una settimana nei cassoni di germinazione o comunque in un luogo ben aerato.

Il processo viene arrestato tramite essiccazione o torrefazione quando il germoglio ha raggiunto circa i due terzi della lunghezza del chicco.

L’orzo maltato viene quindi macinato fino ad ottenere una specie di farina che viene poi miscelata con acqua calda a circa 65-68 gradi. Questa fase è detta ammostamento, in quanto il malto si trasforma in mosto. Precisamente questo avviene quando l’amido ancora presente nel malto si trasforma in uno zucchero, il maltosio. La massa, mantenuta in agitazione viene portata, con opportune soste, alle temperature ottimali per l’attività enzimatica di degradazione di amido e proteine, favorendone così la solubilizzazione nel mosto.

La parte liquida viene quindi separata dalla parte solida tramite „filtrazione“ all’interno di un tino filtro, in cui il mosto con le trebbie viene pompato dal basso. Quando tutto il mosto è stato trasferito, si lascia che le trebbie sedimentino sul falso fondo forato, e si procede quindi alla filtrazione. Per raggiungere un buon livello di limpidezza, il mosto viene fatto ricircolare più volte.

Il passo successivo è la „cottura“ del mosto all’interno di apposite caldaie, tradizionalmente in rame che è un ottimo conduttore termico e che non si degrada eccessivamente. Il tempo di cottura è fondamentale per la scelta del tipo di birra che si vuole produrre ed anche per la sua qualità, in quanto durante questo processo avvengono la gran parte delle reazioni biochimiche; normalmente varia tra un’ora e due ore e mezza. Durante la bollitura, che nei birrifici moderni avviene tramite getti di acqua bollente ad alta pressione, si ha anche l’importante processo di sterilizzazione del mosto. Sempre durante questa operazione avviene l’aggiunta del luppolo. In genere la sala di cottura viene considerata come il „cuore“ del birrificio.

Nel corso dell’ebollizione, in seguito a reazione tra i polifenoli del malto e del luppolo e le proteine del malto, si formano complessi insolubili che costituiscono il trub a caldo“. Questo tende a precipitare al termine del processo e l’allontanamento è considerato fondamentale per la qualità e la stabilità della futura birra. Tale azione è effettuata mediante l’uso del whirlpool, tino nel quale il mosto giunge tangenzialmente generando una forza centrifuga che determina la raccolta della fase torbida sul fondo, al centro del recipiente, e permette la separazione di una fase liquida limpida.

In seguito il mosto viene raffreddato fino a temperature alle quali può avvenire la fermentazione: dai 4 ai 6 gradi per la bassa fermentazione e dai 15 ai 20 gradi per quella alta.

La fermentazione si divide in due fasi; la prima, detta fermentazione principale, vede come principale protagonista il lievito che ha la funzione di trasformare gli zuccheri e gli aminoacidi presenti nel mosto in alcol, anidride carbonica e sostanze aromatiche. Il processo che utilizza Saccharomyces cerevisiae è più rapido (in genere tre o quattro giorni) di quello a bassa fermentazione, in quanto si svolge a temperature superiori, e i processi di fermentazione sono favoriti dal calore. Questo lievito inoltre risale in superficie e viene recuperato con schiumature, e per questo è notevolmente economico.

La fermentazione secondaria (detta anche maturazione) invece consiste nel lasciare per circa quattro o cinque settimane la birra in grosse vasche di maturazione, ad una temperatura compresa fra 0 e 2 gradi. Questa operazione permette di saturare di anidride carbonica la birra e di far depositare i residui di lievito, oltre che per armonizzare i vari ingredienti.

Infine c’è la pastorizzazione, che è un processo al quale non tutte le birre vengono sottoposte, che consiste nel portare la birra a una temperatura di 60 gradi per distruggere alcuni microrganismi e quindi conservare maggiormente il prodotto. La birra non pastorizzata viene definita cruda.

Alla fine del processo alcune birre vengono filtrate per toglierle i residui di opacità e infine imbottigliate o infustate.

Esistono alcune birre che sono „rifermentate in bottiglia“. In questo caso, prima di chiudere il tappo, si aggiunge del lievito in modo che, oltre alle due ordinarie fermentazioni, ne avvenga una terza che aumenta il tasso alcolico. Sono un’eccezione le birre di frumento che, pur avendo lievito all’interno della bottiglia, mantengono una gradazione normale.

Tra le fasi del processo produttivo la fase di fermentazione del mosto è quella che non solo determina il carattere e il contenuto alcolico della birra, ma è pure origine di una serie rilevante di sostanze che ne influenzano gli aspetti organolettici non solo gustativi e di struttura, ma anche di sensazioni odorose e aromatiche.

Come descritto sopra, vi sono due tipi di fermentazione: l’alta fermentazione e la bassa fermentazione. Queste due procedimenti diversi sono alla base della classificazione nei due distinti macro tipi di birra omonimi. Si veda Classificazione dove viene spiegato che in realtà esiste, se pur pochissimo diffusa, anche un terzo tipo di fermentazione. Il diverso intervallo di temperatura alla quale si svolgono i due tipi di fermentazione è una condizione fisica imprescindibile per lo svolgimento dei processi enzimatici e chimici peculiari dei due ceppi di lieviti distinti.

Dal punto di vista terminologico la dizione „alta“ e „bassa“ relativa alla fermentazione del mosto di birra non è legata al diverso intervallo di temperatura, più alto nell’utilizzo del Saccharomyces cerevisiae per le birre Ale e più basso nell’utilizzo del Saccharomyces carlsbergensis per le birre Lager. Anche se abbastanza diffusa, questa spiegazione è tuttavia errata. La dizione infatti è legata al movimento dei lieviti esauriti nel tino a fine fermentazione: il cerevisiae sale in „alto“ ovvero in superficie, il carlsbergensis scende in basso, ovvero sul fondo. Il movimento in alto e in basso è conseguenza della specificità metabolica dei due lieviti diversi.

Fu lo stesso Emil Christian Hansen, lo scienziato danese che nel laboratorio della Carlsberg per primo utilizzò il tipo di lievito che poi prenderà il suo nome, a suddividere i lieviti per la produzione della birra in top-fermenting (alta fermentazione, ove top si riferisce al fatto che „si dirigono in alto“) e in bottom-fermenting (bassa fermentazione, ove bottom si riferisce al fatto che „si dirigono in basso“).

Nei birrifici, quando si produce una birra di stile ale, si può assistere alla consueta operazione di raccolta della massa di lievito sulla superficie del tino con l’impiego del tradizionale „cucchiaione“. Invece, nei serbatoi ove si è svolta la fermentazione di una birra di stile lager, il lievito forma una specie di marmellata che si adagia sul fondo della vasca da dove viene poi estratto.

Sono numerose le possibilità di classificare le birre.

La classificazione che trova maggior impiego fa riferimento al tipo di lievito utilizzato e, conseguentemente, al tipo di fermentazione. In questo senso le birre si dividono in tre grandi famiglie:

Spesso alle ale sono riconosciute caratteristiche di maggior complessità grazie ai sapori e agli odori ricchi di aromi floreali, speziati e fruttati, mentre le lager sono più frequentemente „pulite“ ed evidenziano soprattutto il carattere di malto e luppolo.

Un’altra classificazione particolarmente intuitiva, ma poco significativa se utilizzata come unico fattore di discriminazione, è quella basata sull’indicizzazione del colore, generalmente misurato sulla scala SRM. Il colore dipende dal tipo di maltazione subito dai cereali impiegati, anche se in alcuni rari casi può essere alterato da coloranti naturali come la clorofilla assumendo una colorazione verde smeraldo. Altra caratteristica visiva della birra è data dalla limpidezza o dalla opacità generalmente dovuta alla presenza di lievito in sospensione (nelle birre di produzione industriale il lievito viene eliminato prima dell’imbottigliamento per mezzo di filtri).

Esiste anche una classificazione relativa al grado di amarezza percepito, misurato sulla scala IBU (International Bitterness Unit).

Un’ulteriore classificazione è legata al grado alcolico, generalmente misurato in percentuale di alcol sul volume della bevanda („titolo alcolometrico volumico“), o alla quantità di zuccheri fermentescibili presenti nel mosto prima della fermentazione misurato in gradi Plato. Questo tipo di tassonomia ha particolare significato per l’industria e il fisco. Ogni nazione ha denominazioni caratteristiche talvolta derivanti dalla tradizione.

Uno stile di birra contraddistingue la bevanda tenendo conto delle caratteristiche dette in precedenza quali colore, sapore, gradazione alcolica, ingredienti e ricetta, tipo di lievito utilizzato, tipo di fermentazione. Ogni stile ha una suo origine e storia e si è evoluto seguendo non solo tendenze di mercato ma anche l’evoluzione tecnologica e la convenienza economica, talora legata anche alla tassazione. Visti i vari tipi di classificazione possibili, una rigorosa suddivisione tassonomica non è applicabile: per comodità si possono suddividere a grandi linee a seconda del tipo di fermentazione, tenendo conto che fra le birre ad alta fermentazione per stout e birre di frumento non viene solitamente usata la denominazine di ale.

Le ale sono birre prodotte ad alta fermentazione. A questa grande famiglia appartengono stili birrari molto differenti: alcuni strettamente legati ad aree geografiche più o meno ristrette, come le ale belghe, altri di carattere più sovranazionale, come le birre di frumento che trovano comunque sfumature di regione in regione.

Le ale inglesi hanno un carattere fruttato, anche se meno evidente di quello delle belghe, e spesso evidenziano maggiormente il malto e il luppolo. Si distinguono tra esse gli stili:

Le ale belghe sono in genere più fruttate delle inglesi, spesso speziate ed a volte acidule. Gli stili di questo paese sono davvero tanti e molte birre fanno stile a sé. Tra i più riconosciuti troviamo:

Si annoverano infine alcuni „stili acidi“ tipicamente belgi, sempre meno reperibili: le oud bruin, leggere e agrodolci, e le flemish red meno dolci e più acetiche, con commistioni tra i due stili.

Le ale tedesche annoverano le altbier di Düsseldorf – ambrate, non forti, maltate e piuttosto amare – e le chiare, leggere e delicate kölsch di Colonia. Sono entrambi degli stili ibridi in quanto fermentate con un lievito da alta fermentazione, ma ad una temperatura relativamente bassa e maturate ancora più al freddo. Hanno quindi gusto e aroma meno fruttato e più pulito rispetto alle vere e proprie ale.

Le stout sono birre ad alta fermentazione, caratterizzate da un colore molto scuro (spesso nero) e una tostatura molto marcata (torrefazione); in genere waterproof floating bag, la gradazione è relativamente bassa e l’amaro intenso; l’aroma del luppolo è invece moderato, sovrastato da quelli tipici di cacao e caffè. Si possono distinguere:

Sono birre ad alta fermentazione caratterizzate dall’ampio uso di frumento (50% e oltre). Gli stili più famosi sono quello tedesco (denotate come weizen, ovvero „birre di grano“, o weiss, ovvero „birre bianche“, per via dell’aspetto opalescente) e quello belga (blanche – in francese o wit – in fiammingo con lo stesso significato). Le affinità fra questi stili riguardano, oltre all’uso del frumento, il colore chiaro, la gradazione media ed un certo carattere speziato e acidulo. Le differenze non mancano: le blanche impiegano frumento non maltato, le weizen frumento maltato; le blanche impiegano spezie come coriandolo e buccia d’arancia, mentre nelle weizen il carattere speziato è dovuto esclusivamente al lievito molto particolare che produce anche un caratteristico aroma di banana.

In Germania si producono anche weizen scure, denominate dunkelweizen o dunkelweissen e birre di frumento più forti: le weizenbock. Infine le berliner weisse, caratteristiche della regione di Berlino, sono più leggere e decisamente acidule.

Le lager sono birre di ogni colore e gradazione prodotte a bassa fermentazione Le più diffuse sono quelle chiare, tra le quali si distinguono:

Sebbene spesso si associ erroneamente il termine lager alla birra chiara, non mancano in realtà lager scure, tra cui:

Ci sono poi lager più forti, rappresentate in Germania dalla famiglia delle bock: di colore chiaro, gusto maltato appena equilibrato dal luppolo, in genere di gradazione alta (6,5% – 7,5% ma anche 8,0% per le scure e caramellate doppelbock). Ci sono poi altre lager extra-strong non appartenenti alle bock che, pur raggiungendo gradazioni alcoliche molto alte, rimangono comunque bilanciate e complesse nel sapore.

Esistono infine moltissime altre lager „internazionali“, in buona parte prodotte da grandi industrie multinazionali. Solitamente fanno largo uso di riso e mais (spesso non maltati) per renderle leggere di corpo e poco caratterizzate in aroma; a volte sono associate a termini di mercato come ice o dry.

Il lambic è una specialità della regione del Payottenland, a sud ovest di Bruxelles, ed è un tipo di birra così diverso che è talvolta considerato come bevanda a sé stante rispetto al mondo delle birre; le specialità tradizionali sono caratterizzate dalla loro intensità e ricchezza aromatica e dalla decisa acidità.

Il processo birrario è detto „a fermentazione spontanea“: non viene inoculato alcun lievito selezionato, ma la produzione usa lieviti e batteri selvatici presenti nell’ambiente come il Brettanomyces bruxellensis (nell’aria o nelle strutture stesse del birrificio); l’inoculazione avviene lasciando raffreddare lentamente il mosto caldo in vasche ampie e poco profonde, per massimizzare la superficie esposta all’aria. Durante la successiva lunga maturazione in botte intervengono altri lieviti selvaggi e batteri presenti nel legno stesso.

Il lambic „puro“ non è frizzante, ma „sgasato“, ed è raramente commercializzato in questa forma; più spesso viene rifermentato unendo lambic di annate diverse, dando origine alle spumeggianti gueuze; se è invece rifermentato assieme a ciliegie (più precisamente amarene) o lamponi dà origine rispettivamente alle kriek e alle framboise. Diffuso ma meno tradizionale l’impiego di altri frutti come ribes nero, pesche o fragole. Da notare che il termine kriek viene talvolta utilizzato anche per birre a fermentazione non spontanea aromatizzate alla ciliegia.

La birra, come succede anche con il vino, entra come componente nella cottura di numerosi piatti quali, ad esempio:

Inoltre il prodotto alcolico viene impiagato nella marmellata-birra,una marmellata con ingrediente principale la birra e usata come ripieno di biscotti o come accompagnamento in prodotti da forno, salumi, cracker, carni e verdure.

La birra contiene vitamine (vitamina B1, B2, B5, B6 e H) oltre che fosforo, potassio, magnesio, zolfo, fluoro, sodio, rame, manganese, zinco, alluminio e ferro.

La birra inoltre contiene tirosolo, tryptophol e i seguenti acidi fenolici: feniletanolo, acido 4 -idrossifenilacetico, acido vanillico, acido caffeico, acido siringico, acido p-cumarico, acido ferulico e acido sinapico.

Il luppolo, che viene utilizzato nella produzione della birra, contiene 8-prenilnaringenina (un potente fitoestrogeno), umulene, myrcene, mircenolo, linalolo, alcol 2M2B, isoxanthohumol e xanthohumol.

Alcune società poi utilizzano additivi per stabilizzare e rendere più durevole la schiuma prodotta dalle molecole di biossido di carbonio in risalita. Tali additivi schiumogeni sono (oltre all’azoto) il glicole propilenico alginato e il solfato di cobalto

Infine il malto contiene le prodelphinidins B3, B9, C2.

Altri progetti

Merkys

The Merkys (Belarusian: Мяркіс Miarkis) is a river in southern Lithuania and northern Belarus. It flows for 13&nbsp football shirts vintage;km (8 mi) through Belarus, 5 km (3 mi) along the Belarusian–Lithuanian border, and 195 km (121 mi) through Lithuania before joining the Neman River near Merkinė.

Merkys is mostly fed by underground streams and therefore is cooler during summers and has smaller fluctuations in water level than other rivers in Lithuania. Near Žagarinė (128 km (80 mi) before its mouth) the Merkys is connected with Lake Papys by a canal. The Vokė originates from this lake and consumes most of the Merkys‘ water. Before the canal average discharge of the Merkys is 3 m3/s (110 cu ft/s) and below it only 0 camelbak water belt.7 m3/s (25 cu&nbsp t shirt designs for football;ft/s). At the end of the 19th century the drainage basin of the Merkys grew by some 410 km2 (160 sq&nbsp black and football socks;mi) as its tributary Ūla River overtook some of the Kotra’s watershed area.

The Merkys is a popular destination among water tourism enthusiasts as part of it belongs to the Dzūkija National Park and it flows into the Neman near the historical site of Merkinė. Archaeological findings show that people inhabited the area as early as the Mesolithic period. The Merkys is known for its diverse fauna, being declared a reservoir for trout in 1974.

The name of the river, Merkys, originate from merkti, an appellative word in the Lithuanian language meaning to soak.

Coordinates:

George Peabody

George Peabody (ur. 18 lutego 1795 w Danvers, zm. 4 listopada 1869 w Londynie) – amerykański filantrop i przedsiębiorca, założyciel Peabody Institute.

Urodził się w purytańskiej rodzinie w Północnej Danvers w stanie Massachusetts (obecnie Peabody). W jego rodzinnym domu na 205 ulicy w Peabody Waszyngton znajduje się obecnie George Peabody House Museum poświęcone jego życiu i osiągnięciom. Jednym z jego współpracowników i przyjacielem był bankier i mecenas sztuki William Wilson Corcoran.

W 1816 roku Peabody przeniósł się do Baltimore, gdzie mieszkał przez kolejne 20 lat. W 1837 roku Peabody przeprowadził się do Londynu, gdzie spędził resztę życia. George Peabody nigdy nie był żonaty. Zmarł w Londynie 4 listopada 1869 roku i na wniosek dziekana z Westminsteru oraz za zgodą królowej został tymczasowo pochowany w Opactwie Westminsterskim. Zgodnie z ostatnią wolą zmarłego jego prochy zostały przewiezione na statku HMS Monarch i powróciły do rodzinnego miasta Danvers. Pochowany został na cmentarzu Harmony Grove w Salem, w stanie Massachusetts places to buy jerseys.

Miasteczko South Danvers zostało przemianowane na The City of Peabody.

Amerykański filantrop był członkiem Hall of Fame for Great Americans znajdującej się na Bronx Community College, na terenie Uniwersytetu Nowojorskiego (NYU). Na jego cześć w 1869 roku odsłonięto pomnik w Royal Exchange w Londynie, a podobny stanął obok Peabody Instytut, w Mount Vernon Park w dzielnicy Baltimore, w stanie Maryland.

Podczas wojny brytyjsko-amerykańskiej Peabody poznał Elishę Riggsa, z którym założył firmę Peabody, Riggs, and Company zajmującą się handlem hurtowym. W 1851 roku spółka w celu zaspokojenia rosnącego popytu na papiery wartościowe emitowane przez amerykańskie koleje związała się z bankierem Juniusem Spencerem Morganem i przekształciła się w Peabody select keeper gloves, Morgan and Co. Współpraca trwała aż do czasu przejścia Peabody’ego na emeryturę.

Były brytyjski kupiec banku Morgan Grenfell (obecnie część Deutsche Bank), międzynarodowy holding JP Morgan Chase i bank inwestycyjny Morgan Stanley mają swoje korzenie w banku Peabody’ego.

Peabody uznawany jest za ojca nowoczesnej filantropii praktykowanej później przez Andrew Carnegie, Johna Rockefellera, Billa Gatesa oraz Johnsa Hopkinsa.

W 1862 roku w Londynie Peabody założył fundusz Peabody Donation Fund, działający do dziś jako Peabody Trust. Jego celem jest zapewnienie dobrej jakości mieszkań dla ubogich w Londynie. Pierwsze mieszkania finansowane przez fundusz zostały otwarte na Commercial Street, w dzielnicy Whitechapel w lutym 1864. Zostały one zaprojektowane przez architekta H.A. Darbishire w atrakcyjnym gotyckim, ozdobnym stylu.

W Ameryce Peabody założył liczne instytucje działające w Nowej Anglii. Pod koniec wojny secesyjnej założył Edukacyjny Fundusz Peabody mający na celu opiekować się dziećmi z południowych stanów USA i kształcić ich, kładąc nacisk również na rozwój intelektualny i moralny. Głównym obszarem jego dobroczynności było miasto Baltimore.

Na działalność dobroczynną przeznaczył osiem milionów dolarów, które rozłożył na:

Ranger School

The United States Army Ranger School is an intense 61-day combat leadership course oriented toward small-unit tactics. It has been called „the most physically and mentally demanding leadership school the Army has to offer“. It is open to soldiers (commissioned officer, warrant officer, or enlisted), sailors, airmen, and Marines in the US Armed Forces, as well as allied military students.

Ranger training began in 1950 and has undergone multiple changes to its training regimen. A Desert Phase was employed for about a decade between the 1980s and 1990s. Its removal left the three phases used in the 21st century: (1) Darby, (2) Mountains, and (3) Florida.

Without a doubt, Ranger School is the most physically and mentally demanding course in the U.S. Army.“

The course is conducted in various locations. Training in the Benning Phase occurs in and around Camp Rogers and Camp Darby at Fort Benning, Georgia. Training at the Mountain Phase is conducted at Camp Merrill, in the remote mountains near Dahlonega, Georgia. The Florida Phase is conducted at various locations near Camp Rudder, Eglin Air Force Base, Florida. The Desert Phase—conducted initially at the White Sands Missile Range in New Mexico, and later relocated to Dugway Proving Ground, Utah and Fort Bliss, Texas, was eliminated in 1995.

The United States Army Ranger School is not organizationally affiliated with the 75th Ranger Regiment. Ranger School falls under control of the United States Army Training and Doctrine Command as a school open to most members of the United States Army, but the 75th Ranger Regiment is a Special Operations warfighting unit organized under the United States Army Special Operations Command. The two share a common heritage and subordinate battalions common lineage, and Ranger School is a requirement for all officers and NCOs of the 75th Ranger Regiment.

Those graduating from Ranger School are presented with the Ranger Tab, which is worn on the upper shoulder of the left sleeve of a military uniform, according to U.S. Army regulations Wearing the tab is permitted for the remainder of a soldier’s military career. The cloth version of the tab is worn on the Army Combat Uniform and Class-A dress uniform of the U.S. Army; a smaller, metal version is worn on the new Army Service Uniform.

Ranger Training began in September 1950 at Fort Benning Georgia „with the formation and training of 17 Airborne Companies by the Ranger Training Command“. The first class graduated from Ranger training in November 1950, becoming the 1st Ranger Infantry Company. The United States Army’s Infantry School officially established the Ranger Department in December 1951. Under the Ranger Department, the first Ranger School Class was conducted in January–March 1952, with a graduation date of 1 March 1952. Its duration was 59 days. At the time, Ranger training was voluntary.

In 1966, a panel headed by General Ralph E. Haines Jr. recommended making Ranger training mandatory for all Regular Army officers upon commissioning. On 16 August 1966, the Chief of Staff of the Army, General Harold K. Johnson, directed it so. This policy was implemented in July 1967. It was rescinded on 21 June 1972 by General William Westmoreland. Once again, Ranger training was voluntary.

In August 1987, the Ranger Department was split from the Infantry School and the Ranger Training Brigade was established. The Ranger Companies that made up the Ranger Department became the current training units—the 4th, 5th and 6th Ranger Training Battalions.

In 1983, the Desert Phase was added and the length of the Ranger course was extended to 65 days. The duration was again expanded in October 1991 to 68 days, concurrently with the reshuffling of the Desert phase from the last phase to the second. The 7th Ranger Training Battalion was added to administer this phase. The most recent duration change to Ranger School occurred in May 1995, when the Desert Phase was removed from the Ranger course. Ranger School was reduced to its current 61- day length of training, at 19.6 hours of training per day.

The Ranger Assessment Phase, the first five days of Ranger School, was added in 1992.

In 2015 Ranger School was permanently opened to women.

Ranger School is open to all Military Occupational Specialties (MOSs) in the U.S. Army, although—as of April 2011—an Army combat exclusion zone still limits some from attending, but this does not include women as women are now allowed to attend the school. Ranger students come from units in the United States Army, Marine Corps, Air Force, Navy, Coast Guard, and from foreign military services. However, the two largest groups of attendees for Ranger School are from the U.S. Army’s Infantry Basic Officer Leadership Course (IBOLC), and the 75th Ranger Regiment. Competitions and pre-Ranger courses are typically used to determine attendance. The U.S. Air Force is only allotted six slots for Ranger school each year.

Ranger students‘ ranks typically range from Private First Class to Captain, with lieutenants and specialists making up the largest group of students. The average age is 23, and the average class will have 366 students, with 11 classes conducted per year. The vast majority of Ranger students have already completed Airborne School and make multiple jumps during the course. A small number of students have entered and completed Ranger School without being Airborne qualified. These individuals completed tasks assigned by cadre while their classmates complete the jumps.

Following the graduation of Captain Kristen Griest and First Lieutenant Shaye Haver in August 2015, the Army announced Ranger School would henceforth be open to women students. They are „tough soldiers“ who „proved their mettle beyond a doubt, one of the school’s top leaders says.“ In October 2015, Army Major Lisa Jaster also graduated from Ranger School and became the first female Army Reserve officer to receive her Ranger tab.

Not for the weak or fainthearted.

Ranger School training has a basic scenario: the flourishing drug and terrorist operations of the enemy forces, the „Aragon Liberation Front,“ must be stopped. To do so, the Rangers will take the fight to their territory, the rough terrain surrounding Fort Benning, the mountains of northern Georgia, and the swamps and coast of Florida. Ranger students are given a clear mission, but they determine how to best execute it.

The purpose of the course is learning to soldier as a combat leader while enduring the great mental and psychological stresses and physical fatigue of combat; the Ranger Instructors (RIs) – also known as Lane Graders – create and cultivate such a physical and mental environment. The course primarily comprises field craft instruction; students plan and execute daily patrolling, perform reconnaissance, ambushes, and raids against dispersed targets, followed by stealthy movement to a new patrol base to plan the next mission. Ranger students conduct about 20 hours of training per day, while consuming two or fewer meals daily totaling about 2,200 calories (9,200 kJ), with an average of 3.5 hours of sleep a day. Students sleep more before a parachute jump for safety considerations. Ranger students typically wear and carry some 65–90 pounds (29–41 kg) of weapons, equipment, and training ammunition while patrolling more than 200 miles (320 km) throughout the course.

Ranger School students will participate in three airborne, and several air assault operations throughout the duration of the course, relying on C-130 Hercules cargo planes, as well as UH-60 Black Hawk and CH-47 Chinook helicopters, for insertion and extraction. Non-airborne personnel will work drop zone details while the other students jump.

The first phase of Ranger School is conducted at Camp Rogers and Camp Darby at Fort Benning, Georgia and is conducted by the 4th Ranger Training Battalion. The „Benning Phase“ is the „crawl“ phase of Ranger School, where students learn the fundamentals of squad-level mission planning. It is „designed to assess a Soldier’s physical stamina, mental toughness, leadership abilities, and establishes the tactical fundamentals required for follow-on phases of Ranger School“. In this phase, training is separated into two parts, the Ranger Assessment Phase (RAP) and Squad Combat Operations.

The Ranger Assessment Phase is conducted at Camp Rogers. As of April 2011, it encompasses Days 1–3 of training. Historically, it accounts for 60% of students who fail to graduate Ranger School. Events include:

The emphasis at Camp Darby is on the instruction in and execution of Squad Combat Operations. The phase includes „fast paced instruction on troop leading procedures, principles of patrolling, demolitions, field craft, and basic battle drills focused towards squad ambush and reconnaissance missions“. The Ranger student receives instruction on airborne/air assault operations, demolitions, environmental and „field craft“ training, executes the infamous „Darby Queen“ obstacle course, and learns the fundamentals of patrolling, warning and operations orders, and communications. The fundamentals of combat operations include battle drills (React to Contact, Break Contact, React to Ambush, Platoon Raid), which are focused on providing the principles and techniques that enable the squad-level element to successfully conduct reconnaissance and raid missions. As a result, the Ranger student gains tactical and technical proficiency and confidence in themselves, and prepares to move to the next phase of the course, the Mountain Phase.

The second phase of Ranger School is conducted at the remote Camp Merrill near Dahlonega, Georgia by the 5th Ranger Training Battalion. Here, „students receive instruction on military mountaineering tasks, mobility training, as well as techniques for employing a platoon for continuous combat patrol operations in a mountainous environment“. Adding to the physical hardships endured in the Benning phase, in this phase „the stamina and commitment of the Ranger student is stressed to the maximum. At any time, he or she may be selected to lead tired, hungry, physically expended students to accomplish yet another combat patrol mission“. One of the mental hardships (aside from the pressures of training) is that the Mountain Phase is located ‚in the middle of nowhere‘, several miles from any real civilization. This leaves the students feeling more isolated than they may feel during the other phases. In the winter, the temperatures drop very low at night, and many students (in addition to other ailments) receive frostbite. During the warmer months, poison ivy becomes a common adversary. The Ranger student continues learning how to sustain themselves and their subordinates in the mountains. The rugged terrain, severe weather, hunger, mental and physical fatigue, and the psychological stress the student encounters allow them to measure their capabilities and limitations and those of their fellow soldiers.

In addition to combat operations, the student receives four days of military mountaineering training. The sequence of training has changed in past decades. As of 2010, the training sequence is as follows. In the first two days students learn knots, belays, anchor points, rope management, mobility evacuation, and the fundamentals of climbing and abseiling. The training ends in a two-day Upper mountaineering exercise at Yonah Mountain, to apply the skills learned during Lower mountaineering. Each student must make all prescribed climbs at Mt. Yonah to continue in the course. During the field training exercise (FTX), students execute a mission requiring mountaineering skills.

Combat missions are against a conventionally equipped threat force in a Mid-Intensity Conflict. These missions are both day and night in a two part, four and five-day FTX, and include moving cross country over mountains, vehicle ambushes, raiding communications and mortar sites, river crossing, and scaling steeply sloped mountainous terrain.

The Ranger student reaches his objective in several ways: cross-country movement, parachuting into small drop zones, air assaults into small, mountain-side landing zones, or a 10-mile march across the Tennessee Valley Divide. The student’s commitment and physical-mental stamina are tested to the maximum. At the end of the Mountain Phase, the students travel by bus to a nearby airfield and conduct an airborne operation, parachuting into Florida Phase. Non-airborne are bused to Eglin Air Force Base for the Florida Phase.

The third phase of Ranger School is conducted at Camp James E. Rudder (Auxiliary Field #6), Eglin Air Force Base, Florida by the 6th Ranger Training Battalion. According to the Ranger Training Brigade,

This phase focuses on the continued development of the Ranger Student’s combat arms functional skills. Students receive instruction on waterborne operations, small boat movements, and stream crossings upon arrival. Practical exercises in extended platoon level operations executed in a coastal swamp environment test the Students’ ability to operate effectively under conditions of extreme mental and physical stress. This training further develops the Students‘ ability to plan and lead small units during independent and coordinated airborne, air assault, small boat, and dismounted combat patrol operations in a low intensity combat environment against a well trained, sophisticated enemy.

The Florida Phase continues the progressive, realistic OPFOR (opposing forces) scenario. As the scenario develops, the students receive „in-country“ technique training that assists them in accomplishing the tactical missions later in the phase best waterproof case for 5s. Technique training includes: small boat operations, expedient stream crossing techniques, and skills needed to survive and operate in a rainforest/swamp environment by learning how to deal with reptiles and how to determine the difference between venomous and non-venomous snakes. Camp Rudder has specially trained reptile experts who teach the students to not fear the wildlife they encounter.

The Ranger students are updated on the scenario that eventually commits the unit to combat during techniques training. The 10-day FTX comprises „fast paced, highly stressful, challenging exercises in which the Students are evaluated on their ability to apply small unit tactics and techniques during the execution of raids, ambushes, movements to contact, and urban assaults to accomplish their assigned missions“. The capstone of the course is the extensively planned raid of the ALF’s island stronghold. This small boat operation involves each platoon in the class, all working together on separate missions to take down the cartel’s final point of strength.

Afterwards, students who have met graduation requirements spend several days cleaning their weapons and equipment before returning to Fort Benning. By then they have earned PX (Post Exchange) privileges, and access to a community center where they can use a telephone, eat civilian food, and watch television. In years past, the „Gator Lounge“ served this purpose, but it was destroyed by a fire in late 2005. In the years since, a new „Gator Lounge“ has been built, maintaining many of the features of the old one. Graduation is at Fort Benning. In an elaborate ceremony at Victory Pond, the black-and-gold Ranger Tab is pinned to the graduating soldier’s left shoulder (usually by a relative, a respected RI, or soldier from the student’s original unit). The Ranger Tab is permanently worn above the soldier’s unit patch.

The Desert Phase was designed to instruct its students in Desert Warfare operations and basic survival in the deserts of the Middle East. John Lock describes the Desert Phase as follows.

The phase commenced with an in-flight rigging and airborne assault—or an air assault landing by non-airborne personnel, onto an objective. Following the mission, the students moved into a cantonment area. Remaining in garrison for five days, they then received classes on desert-survival techniques to include water procurement and water preservation football t shirts india. Leadership responsibilities, standing operating procedures (SOPs), reconnaissance, and ambush techniques were also reviewed. Additional emphasis was placed on battle drills to include react to enemy contact, react to indirect fire, and react to near and far ambushes. Drills on how to breach barbed and concertina wire with wire cutters and assault ladders were taught as were techniques on how to clear a trench line and how to assault a fortified bunker.

The remainder of the phase comprised patrolling during field training exercises—“reconnaissance, raid, or ambush missions“. „The phase culminated with an airborne assault—with non-Airborne trucked—by the entire class on a joint objective.“

Ranger School’s initial evaluation of a Desert Phase was a cadre-lead patrol at White Sands Missile Range, New Mexico in early 1971 called Arid Fox I. In June 1971, the Ranger Training Brigade conducted Arid Fox II, the first student-led patrol. This was part of the brigade’s continuing evaluation of the possibility of integrating a Desert Phase into the Ranger course. The first students to undergo the Desert Phase were selected from Ranger Class 13–71 (class 13 in 1971). When the bulk of the class went on to begin the Florida phase, the airborne qualified members of Ranger Class 13–71 (Desert) donned MC1-1 parachutes, boarded a C-130 aircraft and parachuted into the White Sands Missile Range.

Upon formal integration into the Ranger Course, the Desert Phase was initially run by the Ranger School’s 4th (Desert Ranger) Training Company stationed at Fort Bliss, Texas from 1983 to 1987. When the Desert Phase was officially introduced, the length of Ranger School was lengthened to 65 days. At the outset, the Desert Phase was the last phase of the Ranger Course—following the Benning, Mountain and Florida Phases, respectively.

In 1987, the unit was expanded into the 7th Ranger Training Battalion and moved to Dugway Proving Grounds, Utah.

In October 1991, the course was increased to sixty-eight days and the sequence was changed to Fort Benning, Desert (Fort Bliss, Texas), Mountain, and Florida. In May 1995, the school underwent its most recent course change when the Desert phase was discontinued. The last Ranger School class to go through the Desert Phase was class 7–95.[citation needed]

A student’s graduation is highly dependent on their performance in graded positions of leadership. This leadership ability is evaluated at various levels in various situations, and is observed while he or she is in one of typically two graded leadership roles per phase. The student can either meet the high standards and be given a „GO“ by the R soccer goalkeeper jerseys.I., or can fail to meet this standard and receive the dreaded „NO GO“. The student must demonstrate the ability to meet the standard in order to move forward, and can thus only afford one unsuccessful patrol. The student’s success will lie in his ability to essentially manipulate those directly underneath their charge of leadership. At times, this will be as few as two to three people—and at other times the student may be required to lead up to an entire 45-person platoon. The student’s success can be dependent on the performance and teamwork of these individuals, whom he or she must motivate and lead. Missions are typically broken up into four stages: planning, movement, actions on the objective, and establishment of a patrol base. The Platoon Leader position (in Mountains and Florida) will be rotated throughout the mission, and the same is true for the platoon sergeant position. The squad leader position is on a 24-hour rotation which is the same for all of the ungraded key leadership positions: Medic, Forward Observer (FO) and Radio Telephone Operator (RTO).

Another part of the evaluation of the student is a peer evaluation; failing a peer evaluation (scoring less than a 60% approval rating from your squad) can result in disqualification, though usually only if it happens twice. Due to unit loyalties, certain individuals within a squad who may be „the odd one out“ will sometimes be singled out by the squad arbitrarily. Because of this, someone who has been „peered out“ or „peered,“ will be moved to another squad, sometimes within another platoon, in order to ensure that this was not the reason the student was peered. If it happens within this new squad, however, this is taken as an indication that student is being singled out because he or she is either lazy, incompetent, or cannot keep up. At this time the student will usually be removed from the course.

One category of Ranger students vulnerable to negative peer reports are otherwise capable individuals who only perform at a high level when they are in leadership positions. Referred to by fellow students as „spotlight rangers,“[citation needed] these individuals lay back, conserve their physical resources, and avoid assisting struggling students or over exerting themselves when not assigned leadership positions, making patrols more difficult for designated leaders.[citation needed]

It is possible for the evaluation process to be completed via agreement within a squad—also known as „rigging“ the peer system. In such cases, squad members all agree to rate one another in such a manner that no one is singled out. Ranger School cadre watch for such attempts. If discovered, all involved students could be dropped from the course for an honor violation. However catching a squad doing this is virtually impossible[citation needed] when the majority of the group conspire to consistently rank one or two squad members at the bottom.

If a student performs successfully, but suffers an injury that keeps him from finishing, he or she may be medically recycled (med recycle) at the discretion of either the battalion or the Ranger Training Brigade commander; the student will be given an opportunity to heal and finish the course with the next class. Students recycled in the first phase are temporarily assigned to Vaughn’s Platoon (informally known as the „Gulag“ to Ranger students). Recycled students typically receive classes on Ranger School tasks and perform a variety of general tasks for their respective Ranger Training Battalion. While marking time at Ranger School is not always pleasant, those who have been recycled typically perform well when reinserted back into the course, with pass rates well over 80%.

Students can also be recycled for a variety of other reasons, including failing their patrol evaluations, peer evaluation, collecting 3 or more bad spot reports in a phase, or receiving a Serious Observation Report (SOR). Students may receive SORs for actions including, but not limited to, negligent discharges, safety violations involving demolitions or mountaineering, not looking through their sights while firing, or throwing away ammunition to lighten their load while on patrol. If a student fails a phase twice for the same reason (patrols, peers, etc.) he or she will usually be dropped from the course, but may possibly be offered a „day one restart,“ and will restart on Day 1 of the next Ranger School class. In rare cases, those assessed of honor violations (lying, cheating, stealing) and SORs may be offered a day one restart as opposed to being dropped from the course.

Historically, the graduation rate has been around 50%, but this has fluctuated. In the period prior to 1980, the Ranger School attrition rate was over 65%. 64% of Ranger School class 10–80 graduated. The graduation rate has dropped below 50% in recent years: 52% in 2005, 54% in 2006, 56% in 2007, 49% in 2008, 46% in 2009, 43% in 2010, and 42% in 2011. Recycles are included in the graduation rates. Recycles are tracked by the class they start with, and affect only that class’s graduation rate.

Following the completion of Ranger School, a student will usually find himself „in the worst shape of his life“. Military folk wisdom has it that Ranger School’s physical toll is like years of natural aging; high levels of fight-or-flight stress hormones (epinephrine, norepinephrine, cortisol), along with standard sleep deprivation and continual physical strain, inhibit full physical and mental recovery throughout the course.

Common maladies during the course include weight loss, dehydration, trench foot, heatstroke, frostbite, chilblains, fractures, tissue tears (ligaments, tendons, muscles), swollen hands, feet, knees, nerve damage, loss of limb sensitivity, cellulitis, contact dermatitis, cuts, and insect, spider, bee, and wildlife bites.

Because of the physical and psychological effect of low calorie intake over an extended period of time, it is not uncommon for many Ranger School graduates to encounter weight problems as they return to their units and their bodies and minds slowly adjust to routine again. A drastically lowered metabolic rate, combined with a nearly insatiable appetite (the result of food deprivation and the ensuing survivalist mentality) can cause quick weight gain, as the body is already in energy (fat) storing mode.

A Ranger student’s diet and sleep are strictly controlled by the Ranger Instructors. During time in garrison students are given one to three meals a day, but forced to eat extremely quickly and without any talking. During field exercises Ranger students are given two MREs (Meal, Ready-to-eat) per day, but not allowed to eat them until given permission. This is enforced most harshly in Darby and Mountain phases. Since food and sleep are at the bottom of the priorities of those in the infantry behind security, weapons maintenance, and personal hygiene, it is generally the last thing Ranger students are allowed to do. As such, the two MREs are generally eaten within three hours of each other, one post mission, and the other prior to the planning portion of the mission. Though the Ranger student’s daily caloric intake of 2200 calories would be more than enough for the average person, Ranger students are under such physical stress that this amount is insufficient. The Ranger Training Brigade does not maintain weight information in the 21st century, but in the 1980s, Ranger Students lost an average of 25–30 pounds during the Ranger course.

The awards listed below are designed to recognize outstanding achievement during the Ranger Course. Dependent on class performance, all or some of these awards may be presented upon graduation.

The Darby Award is awarded to the Ranger that shows the best tactical and administrative leadership performance, has the most positive spot reports and has demonstrated being a cut above the rest. They must also pass all graded leadership positions, peer reports, and may not recycle. This award is named in the honor of BG William O thermos bottle. Darby, who organized the 1st Ranger Battalion in 1942 with handpicked volunteers leading the way onto the beaches of North Africa. Ranger Battalions also spearheaded the campaigns in Sicily and Italy, and the D-Day landing on Omaha Beach. In the Pacific the 6th Ranger Battalion served with distinction in the Philippines.

The Puckett Award is awarded to the Ranger that passes all graded leadership positions; peer reports, and may not recycle. The Ranger may not have any lost equipment due to negligence and may not have any retests on any critical tasks. This award is named in honor of Colonel Ralph Puckett. Colonel Puckett earned the Distinguished Service Cross during the Korean War as company commander of the 8th Army Ranger Company, the first Ranger Company seeing active service during the war. Then-First Lieutenant Puckett, in an attack against numerically superior Chinese forces, established defensive fighting positions on the captured objective. His Rangers held off five successive Chinese counterattacks before he was severely wounded during a sixth counterattack and evacuated despite his protests.

The Hall is awarded to the Ranger that passes all graded leadership positions; peer reports, and may not recycle. The Ranger may not have any lost equipment due to negligence and may not have any retests on any critical tasks. This award is named in honor of Corporal Glenn M. Hall. Corporal Hall was awarded the Distinguished Service Cross while serving with the 1st Airborne Ranger Company for his gallant actions at Chipyon-Ni during the Korean War. He exposed himself to direct enemy fire to cover his platoon’s movement. Once his weapon jammed he joined his platoon and volunteered to contact friendly forces on an adjacent hill. When he reached the hill, it was covered with enemy troops. Corporal Hall killed a Chinese soldier in a foxhole and used that position to drive the enemy from the hill. He was wounded during that action by a grenade.

Awarded to the highest ranked commissioned officer as selected by their peers for demonstrating outstanding leadership, initiative, and motivation.

Awarded to the highest ranked enlisted Ranger as selected by their peers for demonstrating outstanding leadership, initiative, and motivation.

Ranger School is designed to physically stress students to a point short of death. Deaths have occurred during Ranger Training. In the winter of 1977, two students in class 2-77 died of hypothermia while on patrol in the Florida swamp. In 1985, in the Florida phase, a soldier drowned crossing a stream against a strong current. In March 1992, a student with sickle cell trait died after exposure to high altitude and stress in the mountain phase. The Ranger Training Brigade did not know about his medical issue until after his death. In March 1992, a Ranger student died from a fall on the Slide for Life.

The „worst incident in the 44-year history of the school“ occurred on 15 February 1995 during the Florida Phase of class 3–95. Captain Milton Palmer, 2LT Spencer Dodge, 2LT Curt Sansoucie, and SGT Norman Tillman died from hypothermia. Investigations of the incident were conducted by the U.S. Air Force, the Ranger Training Brigade, and the U.S. Army’s Safety Board. The results were determined to be a result of a combination of human errors exacerbated by „unexpected weather conditions“. Nine Ranger Instructors were disciplined and the 6th Ranger Training Battalion commander was relieved. As there was no basis for criminal charges, none was court-martialed. The four deceased Ranger School students were posthumously awarded the Ranger Tab.

As a result of the 1995 deaths, 38 new safety measures were implemented in the Florida Phase. According to John Lock,

New equipment is now on hand to assist troubled students; equipment which includes one-man inflatable rafts designed to get Rangers out of the water and to arrest hypothermia, water measuring devices, and global positioning systems. Monitoring stations have also been installed in swamp locations to provide better information on weather and water conditions. Command and control procedures now include the Ranger Battalion Commander who will make the final call as to whether waterborne operations are a Go, No Go, or modified—on-site RIs [Ranger Instructors] also have the authority to call off an operation should the situation warrant it. Additionally, training lanes will be walked by RIs prior to the exercise and there will be no deviation in the landing sites for the patrols.

Neuville-au-Bois

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Neuville-au-Bois est une commune française, située dans le département de la Somme en région Hauts-de-France.

Limitrophe et à un peu plus de deux kilomètres au nord-est d’Oisemont, Neuville-au-Bois est desservi par les routes départementales 93 et 53 qui ne traversent pas le village.

Charles et Enguerrand de Fontaine, seigneurs de Neufville-au-Bois, trouvent la mort à la bataille d’Azincourt en 1415.

Par arrêté préfectoral du , la commune est détachée le de l’arrondissement d’Abbeville pour intégrer l’arrondissement d’Amiens.

L’évolution du nombre d’habitants est connue à travers les recensements de la population effectués dans la commune depuis 1793. À partir du début des années 2000, les populations légales des communes sont publiées annuellement. Le recensement repose désormais sur une collecte d’information annuelle football shirts on sale, concernant successivement tous les territoires communaux au cours d’une période de cinq ans. Pour les communes de moins de 10 000 habitants, une enquête de recensement portant sur toute la population est réalisée tous les cinq ans, les populations légales des années intermédiaires étant quant à elles estimées par interpolation ou extrapolation. Pour la commune, le premier recensement exhaustif entrant dans le cadre du nouveau dispositif a été réalisé en 2007.

En 2014 wyoming football jersey, la commune comptait 156 habitants, en diminution de -11,36 % par rapport à 2009 (Somme : 0,32 % , France hors Mayotte : 2,49 %)

En matière d’enseignement élémentaire, les enfants du village relèvent de l’école publique d’Oisemont. La compétence scolaire appartient à la communauté de communes de la région d’Oisemont.

Monument aux morts pour la patrie.

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Pismo gotyckie

Pismo gotyckie – rodzina krojów pisma opartych na alfabecie łacińskim, o łamanych i bardzo ozdobnych konturach. Początki tego pisma datuje się na XI wiek, kiedy w kodeksach pochodzących z Francji północnej można zauważyć wyraźną tendencję do zaostrzania kształtów liter minuskuły romańskiej. W powszechnym użyciu pismo gotyckie występowało od XIII wieku i używane było w Europie Zachodniej i Środkowej do późnego średniowiecza. Wyparte zostało przez tzw. pismo humanistyczne w XV wieku glass water drinking bottles.

Druk polski zachował pismo gotyckie do XVII wieku. Dopiero u schyłku XVII wieku pojawiają się już całe książki drukowane okrągłą italiką. W Czechach druk gotycki zachował się do XIX wieku, w Polsce do XVIII wieku głównie w wydawnictwach straganowych.

W krajach kręgu kultury niemieckiej i w samych Niemczech długo przetrwało przedłużenie pisma gotyckiego w postaci jego dziedziczki — pisma neogotyckiego football t shirts online. Pismo to było tam w powszechnym użyciu do przełomu XVIII i XIX wieku. W 1875 roku zrezygnowały z niego Dania, Norwegia i Islandia, a w 1941 same Niemcy wholesale joggers, kiedy naziści zdecydowali o przejściu na antykwę, motywując to tym, że pismo neogotyckie pochodzi od Żydów. Obecnie pismo neogotyckie bywa niesłusznie kojarzone z nazizmem. Pomimo tego używane jest ono do dzisiaj w niektórych kantonach Szwajcarii.

Copa Libertadores Femenina 2014

La Copa Libertadores Femenina 2014 es la sexta edición del torneo continental de fútbol femenino que se disputará en Brasil, desde el 5 al 16 de noviembre del presente año en São Paulo.

El torneo se llevará a cabo con los campeones de las diez asociaciones nacionales de la Conmebol football uniform pants. Los partidos serán jugados en la ciudad de São Paulo. Los equipos se dividirán en 3 grupos expandable fanny pack, de los cuales clasificarán a semifinales, los primeros de cada grupo, y el mejor segundo.

(*) El campeón en esa ocasión fue São José pop warner football uniforms, pero como clasificó como campeón de la Copa Libertadores Femenina 2013 se le otorgó el cupo al sub-campeón.

La distribución de los equipos en los grupos y el fixture del torneo fue entregado el 25 de octubre por la Conmebol a las diversas federaciones de fútbol de los países participantes.

Los horarios de los partidos son a GMT-2, hora de São Paulo.

El mejor segundo de los tres grupos avanza a las semifinales classic england football shirt.

Paola Villamizar
Ysaura Viso
Daicelis Guzmán
Oriana Altuve
Oli Padrón
Lisbeth Bandres
Anabel Guzmán

Sandra Milena Sepulveda Lopera
Daniela Montoya Quiroz
Katerine García Ospina
Paula Andrea Botero Callejas
Geraldine Cardona Bedoya
Diana Carolina Ospina Pineda Garcia
Kelis Johana Peduzine Vargas

Kelis Johana Peduzine Vargas
Juliana Maria Sierra Ruiz
Dora Alejandra Grisales Bastidas
Viviana Cardona Valencia
Juliana Maria Sierra Ruiz

Jennifer Mora
Angélica Vázquez
Rosa Aquino
Fany Godoy
Marta Agüero

Fecha de Actualización: 16 de noviembre de 2014

Fecha de Actualización: 16 de noviembre de 2014


Selva Marine

La Selva Marine è un’azienda italiana che produce motori marini e piccole imbarcazioni, con Direzione e stabilimento principale a Tirano recycling water bottles, provincia di Sondrio.

L’azienda lombarda è attiva nel settore della motoristica sin dal 1945, quando produceva componenti per la Lambretta Innocenti nello stabilimento di Sesto San Giovanni. Nel 1959 il fondatore, Lorenzo Selva Sr, trasferì la nascente produzione di motori fuoribordo dalla sede originaria al nuovo stabilimento di Tirano.

L’attività della Selva è concentrata su motori fuoribordo, piccole imbarcazioni in vetroresina e gommoni. Produce anche componenti per la Yamaha e la Yanmar. Le vendite maggiori del gruppo si registrano tra i motori fuoribordo.

La Selva offre una gamma completa di motori fuoribordo quattro tempi, due tempi e DFI.

La linea quattro tempi va dai 2,5 ai 250 cavalli what can i use to tenderize meat, la linea due tempi va dai 15 agli 80 cavalli, mentre la linea DFI va dai 40 agli 80 cavalli.

Esclusivamente per chi acquista imbarcazioni pneumatiche o in vetroresina a marchio Selva, è altresì disponibile il modello „speciale“ di motore fuoribordo Blue Whale Shark di 350 cavalli con cilindrata di 5.333 cm^3 e testata di 8 cilindri a V.

Minuscule 559

Minuscule 559 (in the Gregory-Aland numbering), ε 139 (in the Soden numbering), is a Greek minuscule manuscript of the New Testament, on a parchment. Palaeographically it has been assigned to the 11th century. The manuscript is lacunose. Scrivener labeled it by number 518.

The codex contains the text of the four Gospels on 152 parchment leaves (size 27.6 cm by 21 cm) with some lacunae (Mark 1:1-14; 4:20-30; Luke 1:1-13; John 1:1-17; 4:9-30; 9:14-20:25). The first pages of Mark, Luke, and John have been taken away for the sake of illuminations. The manuscript is damaged by humidity, and much of the text is illegible.

The writing is in one column per page, 24 lines per page. The initial letters are in gold. The minuscule contains tables of the κεφαλαια (only in Mark), numerals of the κεφαλαια at the margin, the τιτλοι in gold, lectionary markings, incipits (notes on the beginning) in red, αναγνωσεις (liturgical notes), subscriptions, numbered στιχοι, and pictures. The Ammonian Sections (in Mark 2:34 – 16:9), in red, were added by a later hand. There is no the Eusebian Canons.

The Greek text of the codex is a representative of the Byzantine text-type. Hermann von Soden classified it to the textual family Kx. Aland placed it in Category V. According to Wisse’s Profile Method it represents the textual family Kx in Luke 1 and Luke 10. In Luke 20 it has mixed Byzantine text. It has an unusual readings.

The manuscript was in the possession of Edward Payne, who presented it for the college (along with lectionaries ℓ 234 and ℓ 235).

The manuscripts was added to the list of the New Testament minuscule manuscripts by F. H. A insulated steel water bottle. Scrivener (518) and C. R. Gregory (559).

Currently the manuscript is housed at the Sion College (Arc L 40.2/G 3) in London running drink belt.